Il Cottarelli e i crudarelli

Pubblicato il 7 marzo 2019

Dopo qualche tempo, ieri ho ripreso a frequentare i luoghi del dibattito pubblico nella mia città – la transitoria assenza motivata da accadimenti famigliari, sui quali pure vorrò e dovrò ritornare.

La Camera di commercio di Catanzaro ospitava Carlo Cottarelli economista alla Bocconi, che di per sé è un bel dire, già Commissario alla Spending review nei precedenti governi, nonché incaricato da Sergio Mattarella per la formazione di un possibile governo tecnico prima dell’esito positivo (!) dell’enigmatico contratto gialloverde, presidente dell’Osservatorio dei conti pubblici e, per ultimo e nel corrente, special guest di svariati talk televisivi, ospite fisso di FabFa a CheTempChFa. Continua a leggere “Il Cottarelli e i crudarelli”

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La Brain City di Tullio Barni

Pubblicato il 17 maggio 2018

Da “semplice anatomista” come da autodefinizione understatment, Tullio Barni sarà anche un po’, forse parecchio, citologo. Di sicuro è un grande citazionista. Ho avuto modo di ascoltarlo nel tardo pomeriggio di mercoledì al Circolo Placanica e sono uscito sopraffatto dal gran numero di citazioni su cui ha costruito la sua bella tirata in tema di rapporto città-università, per dirla in sigla CZ/UMG, Città di Catanzaro/Università Magna Graecia. È partito da Ernesto Galli Della Loggia, è passato per Serge Latouche, ha lambito Alexis de Tocqueville, con decine di fermate intermedie a Bilbao, a Valencia, a Oresund, finanche nella desertica e straricca penisola araba. Non per dire che il mondo è vario e degnamente popolato, ma per validare due assunti tra loro conseguenti: che la tecnologia fa l’uomo furbo e che per essere furbi tecnologici occorre propiziare. Detto in modo più chiaro, se si vuole veramente che Catanzaro divenga, come da brand ormai consolidato, Città della Cultura e della Conoscenza, è fatto obbligo inventarsi qualcosa che funga da gancio, che capti, intercetti, trattenga e dia sviluppo virtute e infine canoscenza. A proposito, lo scrivo adesso perché altrimenti mi passa in dimenticanza, leggendo le slide mi è venuto in mente che Catanzaro è la città dalle 4 C, tutte maiuscole come si suole imprimere in tutti i documenti un po’ paraculi, ultimo Agenda Urbana 2018 su cui poi tornerò: Catanzaro Città Capoluogo della Calabria. Anzi, adesso che ci penso, esageriamo pure. Città delle 6 C: Catanzaro Città della Cultura e della Conoscenza Capoluogo della Calabria. Altro che 3 V. Continua a leggere “La Brain City di Tullio Barni”

Voglio un’Agenda Maleducata. La voglio piena di lai

Pubblicato il 15 maggio 2018

Fare la parafrasi di Agenda Urbana è facile e, per qualcuno, finanche divertente. Basta prendere a prestito Vasco Rossi e cantilenare: “Voglio un’Agenda Maleducata, un’agenda alla Steve Mc Queen/Voglio un’Agenda Spericolata, la voglio piena di lai”.

Più difficile è, invece, arrivare all’interpretazione autentica dell’Agenda Urbana per la città di Catanzaro 2018, il cui varo è prossimo, preceduto dalle necessarie premesse fatte di documenti preparatori, discussioni con gli interessati, modifiche varie ed eventuali. Il fatto è che quando su un piatto si mettono 32 milioni di euro (per la precisione 32.800.000) e sull’altro le attese, la bilancia pende sempre dalla parte di queste ultime che, al contrario dei primi, non finiscono mai.                                                                                                                                                  Se a questo aggiungiamo le enfasi declamatorie dovute all’accesso di entusiasmo (per esempio la prima uscita pubblica sull’argomento del sindaco Abramo che, a

marzo in biblioteca comunale, nell’incontro con il partenariato sociale ed economico, aveva messo più carne al fuoco di quanto la piastra consentisse) e il consueto pressapochismo dell’informazione corrente che si limita a riportare quanto passa il convento delle veline ufficiali (nessuno che vada ad allargare le interlinee dei documenti di sintesi, dove speso quanto non c’è scritto vale più di quanto riportato), ecco che i fraintendimenti superano le corrispondenze, e gli equivoci hanno la meglio sulla nuda concretezza dei fatti.

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L’Agenda grossa di Sergio Abramo

 

Pubblicato il 25 marzo 2018

Chissà perché. Alla presentazione del programma di Agenda Urbana per la città di Catanzaro, officiata dal sindaco Sergio Abramo con l’aiuto fondamentale di Antonio De Marco, si avvertiva l’aria rassicurante del già visto e del già sentito, corroborato rinforzato e puntellato dai ricorrenti “vedremo” e “sentiremo” che predispongono equamente a speranze e perplessità. Ci sono ben 32 milioni di finanziamenti Por in ballo, o giù di lì, più una manciata – si fa per dire – di milioni non di competenza diretta dell’amministrazione comunale ma supervisionati dalla Regione, ente con il quale i rapporti non sono stati ultimamente idilliaci per notorie divergenze di schieramento. Alla resa dei conti – termine ultimo di rendicontazione il non lontanissimo 2023 – la Città tra i Due mari dovrebbe assumere un aspetto meno improbabile di quello attuale, più vicino agli standard “smart” desiderabili che a quelli “smort” oggi identificabili.

Questo ha auspicato il sindaco: questo ha lasciato intravedere, entrando più nel dettaglio, l’ottimo De Marco che, dismessi i fugaci abiti del competitore di Abramo alla guida del governo cittadino, appese al chiodo le responsabilità di dirigente regionale di un settore delicato quale quello delle politiche sociali, ha offerto in modalità lodevolmente gratuite le curriculari competenze programmatorie al servizio dell’amministrazione civica.

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D’ acqua e sangue

Infiltrazioni nei palazzi simbolo

Pubblicato il 26 febbraio 2018

Scemano, crollano, si sgretolano. Alcune scompaiono lentamente, si consumano nel ritorno a prima del tempo. Altre vengono giù all’improvviso, un movimento della terra sotto radici vecchie che non riescono ad aggrappare niente che dia rifugio e salvezza. Qualcuna rilascia pezzo dopo pezzo, col rumore bianco dell’ impercettibile consunzione. Sfacelo.
Le città sono così, quelle con fama e quelle senza lode.
Nella città in cui mi ritrovo a vivere, è dapprima venuta già la volta di una cappella laterale del Duomo. Verso metà marzo dell’anno passato, di notte, senza corpo ferire. La mattina il sagrestano ha aperto il portone laterale e ha subito sentito un odore di muffa più intenso del solito, come di terra umida smossa da poco. All’apparenza sembrava tutto normale, se non per qualche profilo irregolarmente sovrabbondante dietro le panche, appena oltre la navata centrale, dall’altra parte esatta della pianta. «San Vitaliano padre e vescovo», ha implorato il buon uomo appena accortosi dell’accaduto e prima di precipitarsi fuori dalla cattedrale, attraversare la piazza e bussare all’alto portone in legno dell’arcivescovado per dare l’allarme.

La catena delle competenze – lo scarico del gravame, l’allargamento delle responsabilità – si è subito messa in moto: dal portiere al segretario ancora mezzo assonnato, da questi a monsignore l’arcivescovo  impegnato negli esercizi spirituali, e poi, a macchia d’olio, per salti e per sinapsi alle confraternite, ai parroci, ai consiglieri comunali, al sindaco, finanche al presidente della Regione che, subito, ha espresso solidarietà, offerto pensose considerazioni e promesso fondi adeguati.

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Sassi materani e Fioriture czaresi

Pubblicato 11 maggio 2017

Paolo Verri lascia Catanzaro con la confortante sensazione di avere nella città calabrese più estimatori che a Matera, dove svolge da anni con indubbio successo la funzione di direttore del Comitato che l’ha guidata verso la proclamazione di Capitale europea della cultura 2019, e dove, a leggere le cronache, qualche problema ce l’ha pure. Standing ovation a fine discorso da parte di un pubblico che ha affollato la sala dei concerti a palazzo De Nobili al di là di ogni aspettativa, tanto che Nicola Fiorita, comprimario della serata, ha dovuto ammettere di non avere, lui e i suoi collaboratori in questa prima fase di campagna elettorale da candidato sindaco, un fiuto particolarmente addestrato a indovinare dimensioni e capienza dei posti dove svolgere le iniziative pubbliche. Speriamo per lui che non si ripeta il vecchio paradosso del buon Pietro Nenni che, alla fine della vendemmia, ebbe a sintetizzare il lapidario “Piazze piene, urne vuote”. Pubblico rapito e un po’ ubriacato dalle mirabolanti escursioni verticali e orizzontali del manager culturale che in un’ora di discorso ha spaziato in maniera puntiforme in molte città europee e ha citato con competenza e buona resa mnemonica poeti, sociologi, politici e appuntamenti culturali di sicuro richiamo, a cominciare dal Salone del libro di Torino di cui è stato per diversi anni il giovanissimo direttore. Il pubblico catanzarese, è risaputo, sa dimostrarsi oltremodo generoso con chi ne accarezza le riposte debolezze sentimentali.

Verri, consapevole o meno di questo, ha tirato fuori dai suoi ricordi di supporter granata del Toro il nome a effetto di Palanca, sul cui micidiale corner a rientrare ha giocato anche Fiorita per chiudere in brillantezza il suo intervento finale, legandolo al vento e alla sua prodigiosa attitudine a cambiare il corso ordinario delle cose, oltre che del pallone. Verri ha poi svolto con accurata nonchalance il suo eccezionale curriculum, sempre a capo di qualcosa di importante da organizzare e da coordinare, sia in proprio – come editore, per esempio, sia su incarico delle amministrazioni pubbliche – come responsabile del Piano strategico di Torino, delle candidature delle Universiadi invernali e di altre simili celebrities.

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Pino (Daniele) io (Io) e Massimo (Troisi)

                                                                                                       Quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all’ interno di una storia, da vivere in modo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché, fino a quando la storia continua, la realtà non esiste più.

Paul Auster, Follie di Brooklyn

 

pino daniele paul Auster repubblica

 

Quando incontrai Pino Daniele per la prima volta, dico da vicino e di persona, era un fresco pomeriggio di mezza primavera a Napoli. Nel 1977 frequentavo la seconda facoltà di medicina su al Vomero e, anche se ero uno studente abbastanza in regola con gli esami e mediamente ligio alla frequenza in aula, non disdegnavo di esplorare l’altro lato della mia vita, non so se più o meno oscuro rispetto al tentativo vivente di diventare un giorno medico. Questo lato meno accademico mi portava a essere una strana mescola di scrittore, filosofo e musicista senza essere in realtà nessuna di queste cose. Se allora mi fossi fermato a considerare l’inconcludenza della ridondanza le cose per me sarebbero andate diversamente da quelle che poi sono state, ma non sono qui per tediarvi su questa schifa di vita, direbbe il giovane Caulfield prima traduzione.

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La vocazione sotterranea di Catanzaro

Storia bicentenaria dell’acquedotto del Visconte
Sulla strada del Visconte
Sulla strada del Visconte

Il genius loci è imprevedibile e originale. Seguendo imperscrutabili trame, ama esprimersi come gli suggeriscono i venti, il profilo dei monti,  lo scintillio del mare. Forse troppa bellezza può abbagliare, oppure intimorire, e, anche, discretamente consigliare. In luogo di realizzare il meglio di sé verso l’alto, può suggerire di esprimere prova di pratica virtù dal suolo in direzione opposta, in basso, laddove, nella lontananza dei tempi, divinità occulte disponevano del bene e del male, della vita e della morte. Vi regnavano la fervida Demetra, protettrice delle messi, e il corrucciato Ade, signore degli Inferi, e li univa la moglie di lui, Persefone, che della prima era amica e complice. Di questo mondo buio, nascosto agli occhi dei più, rimangono tracce.  Sono grotte, camminamenti, gallerie, sbocchi, pozzi, labirinti. Il genius, talvolta, le discopre, le ama e le copia. Coglie al volo un’occasione propizia, o uno svincolo della storia.

Come è capitato anche a Catanzaro, città della media Calabria che, per il tempo che qui ci interessa, era così descritta (nel 1882) dall’archeologo parigino François Lenormand mentre, sballottato da una carrozza, intraprendeva una tappa del suo grand tour: ”In fondo alla vallata lasciamo sulla destra, a un centinaio di metri di distanza, una vasta chiusa di aranci e di altri alberi fruttiferi, perfettamente irrigua, di una vegetazione meravigliosa, circondata da tutti i lati da rocce a picco bruciate dal sole e coperte da cactus, di agavi e aloe. Questa chiusa passa per una delle meraviglie dei dintorni di Catanzaro; è uno dei siti in cui si conducono i forestieri. La si chiama il Paradiso, e tal nome è ben dato, perché è un vero paradiso di frescura e di ridente vegetazione, una deliziosa solitudine, nella quale è possibile credersi isolato dal resto del mondo” (La Grande Grèce, Paris, 1881-1884).

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Un San Luca restaurato di Mattia Preti si aggira per l’Italia

Giuseppe Mantella illustra l'opera al Marca di Catanzaro
Giuseppe Mantella, restauratore, illustra l’opera al Marca di Catanzaro

Un Mattia Preti appena restaurato si aggira per l’Italia,  e  non è un fantasma. A saperlo prima ci si sarebbe potuti meglio organizzare. Si tratta di un imponente San Luca che dipinge la Madonna e il Bambino. E’ uscito per la prima volta dai confini maltesi per arrivare a Roma, poi, in rapida successione, al palazzo arcivescovile di Crotone, al Marca di Catanzaro, per terminare le sue peregrinazioni, il 26 di marzo, in un altro arcivescovato, quello di Reggio Calabria, dopo una estemporanea tappa a San Luca in Aspromonte, per evidenti ragioni di assonanza patronimica. Per una delle fortunate e fortuite coincidenze che costellano storia e geografia culturale di un Paese, in contemporanea a questo tour pittorico, anche l’editoria è stata interessata da vicino da San Luca, terzo evangelista, medico, vescovo e, finalmente, pittore.

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Il caso Catanzaro/Lo scandalo c’è. Ma pagherà?

Catanzaro 21 marzo 2014. Manifestazione PD per le dimissioni del sindaco Abramo
Catanzaro 21 marzo 2014. Manifestazione PD per le dimissioni del sindaco Abramo

Il Pd di Calabria vuole le dimissioni del sindaco Sergio Abramo come conseguenza immediata del montante scandalo legato alla pubblicazione degli atti relativi all’indagine che la Digos ha condotto su indicazione della procura di Catanzaro, partita dalla compilazione anomala di una lista partecipante alle ultime amministrative. Una delegazione di alto livello, composta dal segretario regionale, dai deputati di zona e da rappresentanti del Consiglio, si è recata dal prefetto. Ufficialmente non per chiedere le dimissioni del sindaco – sarebbe ingenuo credere che questo passo possa essere riconosciuto come formalmente accettabile -, ma per rappresentargli lo stato di disagio amministrativo e di normalità istituzionale che la maggiore forza di opposizione avverte, in una situazione in cui il primo a rendersi conto che il livello di guardia della pubblica moralità (della moralità pubblica) è stato ampiamente superato dalla compagine di governo cittadino, tanto da averla azzerata ex abrupto e immantinente, è lo stesso sindaco, alla ricerca affannosa di una nuova, spendibile squadra.

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