Alice nel Parco delle (bio)meraviglie

Alice nel Parco delle (bio)meraviglie

C’è un legame profondo tra la gente di questa città è quello che è oggi il Parco della Biodiversità Mediterranea ma che per lunghi decenni è stato, e per molti è ancora, il Parco della Scuola Agraria o più semplicemente la Scuola Agraria e basta. Non è solo il racconto dei tempi in bianco e nero – voglio dire quei tempi prima del cinemascope e del tv color in cui immaginiamo che anche la vita si svolgesse in virato seppia come nei filmati dell’Istituto Luce. I padri hanno raccontato del silenzio profondo che colmava gli ulivi contorti e la macchia mediterranea inesausta, del senso di pace che appagava  come suo migliore frutto chi si intratteneva in esso. Forse il punto focale della bilocazione esistenziale del catanzarese standard, sospeso e sempre incerto tra mare e sila, tra pizzicorio di salsedine e agrodolce di sottobosco.

In anni più recenti – soprattutto nelle ore serali  ma non necessariamente – e per i più intraprendenti tra i giovani o che ne hanno saputo cogliere meglio l’attimo  – funzionava come sorta di area protetta dove trovare legittima oasi per libero amore. Chi potesse anche momentaneamente godere del binomio ragazza/o  – mi si conceda la gender correctness – e 500 con ribaltabile solcava la soglia discreta del lungo viale per spegnere il motore là in alto sotto il muro dell’edificio dove oggi ha sede il Musmi.   In proposito mirabilie amorose sono state  raccontate la gran parte con robuste immissione di narcisistica esagerazione.

Per molti poi quello spazio è stato il luogo degli studi , c’è un Istituto agrario di tradizione che continua a svolgere con onore la sua missione, per molti anni è stata la sede del transeunte Isef, uno dei primi esperimenti di istruzione superiore cittadina collegati con esperienze consolidate di altre città, fenomeno che ha dato duraturi e perduranti frutti.

Tutto ciò per dire che la Scuola Agraria e il suo Parco molti ce l’hanno nel cuore, per un motivo o per l’altro. Cosa sia oggi lo sanno tutti e per questo tutti sono sinceramente grati  a Michele Traversa per averlo rinnovato, reso fruibile in qualunque ora del giorno e fino a sera tarda, attrezzato, sicuro, percorribile, vivibile. Michele Traversa ha curato il PBDM con la dedizione che l’artista dedica alla sua opera meglio riuscita, quella a cui affida fama e considerazione di pubblico e critica. Nel tempo dei suoi due mandati come presidente della Amministrazione provinciale gli ha attribuito tempo e passione, tutti suoi, e risorse, queste invero di tutti e rimessi però alla sua responsabilità e, nei limiti stabiliti dalle norme, disponibilità. Quindi, lodi a Traversa, oggi deputato nel Pdl e candidato a sindaco per il centrodestra alle prossime amministrative.

La lunga introduzione è per meglio intendere la riflessione che segue suscitata da tre pareri – o opzioni di voto – che ho captato nella stessa giornata da altrettanti fortuiti interlocutori: l’idraulico non polacco, la fruttivendola che evidentemente non la pensa come nichivendola, e il calzolaio che fa le scarpe a tutto il quartiere. Tutti personaggi reali, a parte il calembour di presentazione.  Tutti e tre mi hanno confidato di volere votare Miche Traversa sindaco. Perché, chiedo io. “E’ bravo”, mi hanno risposto. “Si vitta chiddu cchi ficcia a lu Parcu”.

L’incantamento generalizzato nei confronti della opera princeps che si trasferisce tout court sull’artefix è una sorta di transfer psicologico della sineddoche, figura retorica ben conosciuta da linguisti e critici letterari ma di uso comune quando si adopera una parola che indica una parte per intendere il tutto.  Si dice, per esempio: “Il mare è pieno di vele” per intendere barche, etc.

Ora: non di solo Parco vive l’uomo politico Traversa. Farne discendere tutta la valentia politica dalla sola riuscita del Bioparco è riduttivo per lo stesso deputato, e non rende giustizia alla sua vicenda personale e alla sua lunga esperienza di amministratore, prefigurando anche una predisposizione sottilmente tendenziosa.

Traversa è stato assessore al Turismo nella Giunta Nisticò. Della esperienza si ricordano soprattutto il fortunato slogan “Calabria Mediterraneo da scoprire” e l’apertura del marketing  regionale verso le varie borse internazionali turistiche. Successivamente per due mandati è stato presidente della Provincia. Un Ente sempre in bilico tra conferma e rimozione, come recitano tutti i programmi elettorali di tutti i partiti peraltro puntualmente sconfessati, e che deve trarre legittimazione dalle capacità individuali dei suoi amministratori più che da un riconoscimento unanime di reale necessità istituzionale. La successiva esperienza parlamentare di Traversa, tuttora in corso, ha dovuto subire il generale calo di centralità e rappresentatività della funzione parlamentare dovuto fondamentale alla legge elettorale vigente e al progressivo spostamento del potere legislativo verso le iniziative di diretta emanazione governativa. Gran parte del compito assegnato ai parlamentari è oggi quello di dire sì o no ai desiderata del governo. Quasi nessun parlamentare ha potuto nel corso di questa legislatura esercitare la piena funzione di rappresentante del popolo e per di più senza vincolo di mandato.

Insomma, Michele Traversa vincerà – a meno di stravolgimenti allo stato non rilevabili – le amministrative, sarà sindaco e/o parlamentare.  Come sindaco avrà finalmente modo di fare valere e dispiegare a pieno le sue decantate capacità di “uomo del fare”, ne avrà il conforto delle funzioni e delle  prerogative che l’ordinamento disegnato dalla riforma del Titolo V assegna alle Autonomie locali e ai suoi rappresentanti in capo. Qualcosa di più complicato e impegnativo per il pur valente “landing factor” di cui ha dato ampia dimostrazione e per cui ha tanto fascinato i concittadini.

Raffaele Nisticò

catanzaroinforma.it 27 febbraio 2011

® riproduzione riservata

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