La città che legge Shakespeare e non lo sa


 

Che città sarà mai, questa in cui l’headline elettorale del candidato sindaco del centrosinistra Salvatore Scalzo “Catanzaro prima di tutto” è stato offerto sul piatto d’ argento dallo schieramento opposto e dalle sue contraddizioni esemplificate, ma non esaurite, dall’abbandono in corso d’opera dell’ex sindaco Michele Traversa?

Che città è mai, questa in cui il Pdl per fare dimenticare al più presto il pasticciaccio brutto di via Iannoni decide di immortalarne il ricordo eleggendo al vertice provinciale del partito Wanda Ferro, ovvero la figura politica più vicina all’ex sindaco ancorché ormai dotata di una sua autonomia di iniziativa, facendo nel contempo ruotare tutta la vicenda dell’investitura di Abramo intorno al perno consensuale dell’assessore regionale Domenico Tallini il cui pressing amministrativo è stato indicato nei retroscena più accreditati come motivo scatenante le dimissioni di Traversa?

E’ una città che, anche se non lo sa, sta leggendo Shakespeare.  O anche, quando e se troverà spazio nella asfittica programmazione cinematografica cittadina – altro che capitale europea della cultura –, una città che sta guardando “Cesare deve morire” di Paolo e Vittorio Taviani. Per esercitare il potere, e per obbedire alla ferrea ragion di partito, occorre portare a termine l’esecrando parricidio, meglio se nel lavacro salvifico della pubblica arena davanti al plauso del pubblico osannante.

Ciò che è avvenuto sabato pomeriggio all’Auditorium presente e officiante il presidente coordinatore Peppe, come amichevolmente e più volte Ferro. La quale ha assicurato che si spenderà per la elezione di Abramo con la stessa partecipazione emotiva riservata alla passata elezione di Traversa. Con Abramo che ha voluto rincarare la dose, per fugare ogni eventuale dubbio. Si dimette da tutte le cariche societarie private, mantenendo per il momento quella pubblica, o meglio mista pubblico-privata di presidente Sorical, per dedicarsi completamente al Comune. Ha promesso: “Sarò al Comune giorno e notte. Anzi penso che terminerò la mia vita politica da sindaco di Catanzaro”. Una dichiarazione d’amore e di intenti, ma anche una netta presa di distanza dai dubbi che hanno tormentato e tramontato Traversa.

Anche qui, Catanzaro prima di ogni cosa.  A questo punto non basta che attendere la prima esternazione del candidato di centro, o terzopolista o terzista o altrista che dir si voglia, Enzo Ciconte cardiologo interventista rapito dalla politica,  che solo un mese fa si presentava ai vertici nazionali del Pd come propugnatore di una tutta interna “svolta democratica” e oggi principale pietra di inciampo sul cammino del candidato ufficiale del partito. Ci si aspetta, con poche speranze, un pizzico di originalità in più. Tipo: “Qui o si fa  Catanzaro o si muore” o anche “Catanzaro ha un cuore antico, un check up per lo start up”.

L’esordio elettorale di Sergio Abramo è stato un inno alla nostalgia. Ha ammesso di non essere stato molto lucido nella esposizione di intenti e programmi. Anzi, ha più volte usato il condizionale per evocare l’eventualità di essere eletto, scontrandosi con l’apodittica certezza dei primi 6 x 3: “ Sergio Abramo il sindaco”. Il sindaco candidato, mentre gli altri sono i “candidato sindaco”.  Ha guardato molto al passato, a quanto realizzato tra il 1997 e il 2005, e ha solo offerto questo per il presente, il ritorno a quella felice età dell’oro. Con Abramo sindaco, il Pendolo oscillerà all’indietro e non si farà mai. Non piace ad Abramo, che suggerisce a Scopelliti di ripescare il suo (del candidato presidente regionale sconfitto) vecchio progetto del centro logistico all’area ex Sir. Non piacerà, conti alla mano, ai supervisori della Bei. Ma il piatto forte lo ha servito Scopelliti. Offrendo alla platea 5 milioni per la ristrutturazione del “Ceravolo”. Applausi per l’ottima pietanza e  niente paura per le eventuali sbrodature. Il presidente (e previdente) sindaco candidato aveva fatto corredare ogni posto a sedere con robusti tovaglioloni in puro cotone. Gialli e rossi, ça va sans dire.

 

Raffaele Nisticò

® riproduzione riservata

Pubblicato su Il Quotidiano della Calabria il 13 marzo 2012

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