Rutelli chiude per il centro destra


Ti stai sbagliando chi hai visto non è Francesco

Come possono comprendere coloro che amano la narrativa, in un romanzo l’explicit è importante quanto l’incipit. Probabilmente per uno scrittore è anche più difficile. Perché deve racchiudere il senso di tutto quanto si è scritto nelle pagine precedenti e invogliare possibilmente a rileggerle oppure a desiderare di leggere altro dello stesso autore. E’ vero però che di norma la chiusa di  un romanzo è meno famosa, o meno ricordata che è lo stesso, di un fortunato inizio. Tanto per dire, mentre tutti sanno che “Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendia  si sarebbe ricordato di quel sabato pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio” è l’incipit di “Cent’anni di solitudine”, pochi ricordano l’altrettanto scultoreo commiato di Márquez: “…tutto quello che vi era scritto era irripetibile da sempre e per sempre, perché le stirpi condannate a cent’anni di solitudine non avevano una seconda opportunità sulla terra”. Il perché è probabilmente di ordine pratico: è ben più facile iniziare a leggere un’opera letteraria che terminarla. E’ il vero cimitero dei libri, il limbo in cui le opere sono sospese tra l’oblio assoluto e la fama eterna.

Per uscire di metafora, ed entrare nel più prosaico mondo della narrazioni politiche – il copyright è vendoliano – a Catanzaro la chiusura delle campagne elettorali dei due maggiori schieramenti sta assumendo aspetti problematici, in cui la confusione, avrebbe detto il buon Mao, è grande sotto i cieli.

La questione,  che stimola qualche considerazione politica generale, riguarda la scelta della personalità chiamata al discorso finale. In Italia si tengono elezioni amministrative in 26 città capoluogo di provincia. Alcune di un certo peso demografico e di interesse extra moenia: Palermo, Genova, Verona, Brescia tra le altre. Come cantava Pino Daniele, “ogni scarrafone è bello a mamma soja”. Tutti i candidati sindaco pensano che la loro contesa abbia un interesse pregiudiziale le sorti dell’intera nazione. Tanto che a molte situazioni  applicano il refrain retorico delle “elezioni laboratorio”.  L’ Italia amministrativa è stata trasformata in un grande alambicco chimico in cui i reagenti base sono i partiti più tradizionali affiancati da nugoli di liste civiche molte delle quali paraventi per attrarre gli elettori più farfalloni come lucciole o civette che dir si voglia. Dalla miscela sulfurea dovrebbero uscire soluzioni inedite ed esportabili altrove che possano finanche fungere da modelli cui la politica alta potrebbe in qualche modo rifarsi e anche trovare nuova linfa in epoca di antipolitica esasperata. Visto l’alto numero di città coinvolte, è difficile che in tutte i partiti possano garantire la presenza di uno dei big più gettonati, potenti quanto si vuole ma non ancora ubiqui. Vot’Antonio sì, ma al Vota Sant’Antonio non ci siamo ancora arrivati. Da questo nascono situazioni a metà tra il fluido e il cervellotico.

Il centrosinistra è in un qualche imbarazzo e a poche ore dal venerdì fatidico non ha ancora sciolto la riserva: in poche parole non si è reperito tra i collaudati oratori princeps un nome di sicuro richiamo. Neanche il benaugurante borgomastro Pisapia, per tacere di De Magistris forse neanche considerato per non intralciare la rincorsa al voto moderato.

Incredibilmente il centrodestra chiuderà con Francesco Rutelli che dovrebbe essere un leader del Terzo Polo mentre tranquillamente parlerà a nome della coalizione di centro destra per via dell’appoggio che il minuscolo, nelle previsioni, Api fornisce al candidato sindaco Abramo. O non è stato informato bene dai suoi referenti calabresi oppure è proprio vero che a furia di fare esperimenti si corre il rischio che dal tavolo dei novelli Frankenstein della politica alambicco si erga prima o poi una terrificante Creatura. Destinata a fare ancora più paura dello spauracchio Movimento Cinque Stelle. Il quale dove è in lizza non ha problemi nel chiudere la campagna, che in ogni caso sarà un successo. In fondo, trattandosi di grillini, l’importante è frinire.

Raffaele Nisticò  

® riproduzione riservata

scritto il 30 aprile 2012

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