Scalzo rinuncia alla segreteria regionale

Sindrome Poulidor

Salvatore Scalzo non sarà della partita che eleggerà il prossimo 24 giugno il nuovo segretario del Partito democratico calabrese. Il candidato sindaco ha convocato i giornalisti in un giorno di festa per confermare ciò che già si sapeva e per annunciare una seconda conferenza stampa a due microfoni, l’altro dovrebbe essere Nicodemo Oliverio. I due hanno avuto un lungo colloquio e hanno trovato un buon accordo: Scalzo appoggerà il deputato nella corsa alla segreteria sulla scorta di alcune specifiche che riguardano le garanzie per un effettivo rinnovamento del partito in Calabria che comporti anche la rappresentanza del gruppo che sta crescendo insieme a lui tra la sede catanzarese di via San Nicola, il Consiglio comunale di imminente proclamazione e le aule del Tar cui sarà devoluta

la prima istanza del ricorso avverso alla elezione di Sergio Abramo.

Il momento è fatidico per il Pd e lo è anche per Scalzo. Il partito deve uscire al più presto da una gestione commissariale che lo discredita e lo penalizza. Scalzo deve decidere al più presto cosa fare da grande. Ci vorrebbero tempi leggermente più propizi a una riflessione pacata che tenga conto di molti elementi, ma niente nelle vicende esterne e interne al Pd lo aiuta.

C’è l’urgenza del congresso, il 24 giugno e la chiusura imminente delle candidature. Allo stato sono cinque i candidati: Oliverio il Nicodemo, non il Mario richiamato all’ordine statutario, Mario Maiolo, Doris Lo Moro, Demetrio Battaglia, Mario Muzzì. Ciascuno con una propria storia nel partito, rispettabile e non contestabile, nessuno con carisma ubiquitario, da Pentedattilo a Campotenese.

Ci sono le incognite legate alla legge elettorale, alle ormai imminenti elezioni politiche del 2013, alle proiezioni che le stesse avranno sulle elezioni regionali del2015 inragione della composizione e scomposizione in atto di partiti, movimenti, alleanze tra cui assumono particolare rilievo in Calabria le sorti del Pdl e il rassembrement modecal (moderato e radical) chic di Italia Futura.

Scalzo ha motivato la sua rinuncia alla candidatura con la volontà di dedicarsi alla città di Catanzaro sulla scorta della fiducia attribuitagli da 25 mila catanzaresi. Ciò non comporterà la rinuncia a interessarsi delle sorti del partito in chiave di rinnovamento anche regionale, anzi promette grande impegno anche in questo. Ha detto esplicitamente che non esistono, perlomeno per come la pensa, candidati per tutte le stagioni. E poi c’è il problema che non si può fare tutto: il consigliere comunale, il segretario regionale, il leader in atto e il deputato in pectore.

Ragionamento ineccepibile eppure non esaustivo. Era proprio in virtù della necessità di imprimere una svolta credibile all’andamento asfittico e burocratico delle gestioni regionali del Pd calabrese che si chiedeva da più parti, non solo nell’ambito a lui più prossimo, di rompere gli indugi nel senso della candidatura. Tra l’altro, la novità sarebbe stata anche rappresentata dall’esordio nel ruolo di segretario di una espressione della città capoluogo, finora esclusa in favore di un duopolio cosentino e reggino mai certificato ma operante nei fatti. Scalzo ha ringraziato per l’attenzione ma ha rinunciato. Decisone non facile perché investe naturalmente diversi ambiti, tra i quali non è da mettere in seconda linea una buona dose di gratificazione personale per una ascesa che a ben vedere ha pochi eguali nelle storie recenti delle carriere politiche. Anche la eventualità di una ulteriore sconfitta in una ulteriore conta ha sicuramente pesato. Fare il Poulidor – l’eterno secondo – non piace a nessuno. E poi avranno influito gli scenari a proiezione futura e le praterie aperte dalle vicine scadenze elettorali. E le umane paure e stanchezze. Paura di dovere giocare una partita alla quale non si è ancora sufficientemente allenati, stanchezza di dovere ancora una volta, nel giro di pochi giorni, rimodulare il proprio raggio d’azione.

Scalzo ha accettato o scelto di uscire dalla competizione. Ci saranno diverse interpretazioni sull’argomento. Di certo, la mossa di uscirne previo accordo con uno dei maggiorenti del partito non sembra essere molto in linea con l’aurea di novità che ha accompagnato con simpatia il suo irrompere nella politica cittadina e, a questo punto, regionale. Ci sono clichè cui è difficile sottrarsi. Quello di Scalzo è di essere l’uomo nuovo. Essere risucchiati nelle manovre interne di partito, pur legittime, non è il modo migliore per confermare le aspettative. Ma un biglietto bisogna pur pagarlo per essere traghettati nella politica adulta.

Raffaele Nisticò       ® riproduzione riservata

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