Il carcere, indagato in custodia cautelare

Convegno dei penalisti catanzaresi sul sistema carcerario

Il giovane avvocato Petitto se la prende con la Procura che non ha mandato nessuno a presenziare al convegno messo su dalla Camera penale Cantàfora ( Fate Presto – Casa delle Culture – Palazzo Amministrazione Provinciale Catanzaro – 8 giugno 2012 ) sul tema del carcere. Di fronte alle immagini mostrate e ai dati riportati, e alle testimonianze esibite, sarebbe stato interessante sentire l’opinione dei titolari delle indagini e dei giudizi, tecnicamente atti preliminari allo sconto della pena nelle carceri, sovraffollati luoghi di detenzione e inappropriati istituti di rieducazione.

Ma dovrebbe anche prendersela, e non poco, con i suoi colleghi penalisti che, pur tutti invitati dal loro presidente Aldo Casalinuovo, a giudicare dalle poltrone vuote rispetto al loro pletorico affollarsi nel foro catanzarese, hanno disertato in massa l’appuntamento che pure li interessa così da vicino. O meglio, interessa molto di più i loro clienti detenuti, che in Italia solo per il 60 % sono definitivi, sulla scorta di sentenza passata in giudicato, e per il 40% addirittura per esigenze di custodia cautelare.

Non è l’unica stortura segnalata dall’avvocato Gregorio Viscomi nella sua introduzione e d’altra parte non era necessario un convegno per venire a conoscenza  della triste realtà delle carceri nazionali che molto recentemente il presidente Napolitano ha definito “questione di prepotente urgenza e iniquità”. I convegni, strumento su cui si è abusato in passato per ragioni più che altro promozionali e che oggi risentono di una stanchezza da assuefazione, hanno una funzione importante di partecipazione diretta e consapevole su cui dovrebbe commisurarsi la sensibilità di una o più categorie e che invece spesso misurano solo la popolarità dell’ospite di grido. L’avvocato Riccardo Polidoro, pur valente esponente del foro napoletano, non ha questa caratteristica, e in effetti, in qualità di associato a “Il carcere possibile onlus” non ha urlato , ma ha pacatamente esposto situazioni drammatiche. Pochi numeri che sintetizzano in modo lapidario: nel 2010 ci sono state nelle carceri italiane 184 morti di cui 66 suicidi; nel 2011 rispettivamente 186 e 66; al 2 giugno 2012 siamo già a 74 morti e 24 suicidi. I dati campeggiano sullo striscione che incornicia il tavolo dei relatori e che va continuamente aggiornato nei numeri in corso d’opera. A corredo delle parole sono venuti due video che girano ormai abbastanza diffusamente in rete. Il primo realizzato per Corrieredellasera.it da Antonio Crispino, il secondo, intitolato “Giustamente”, per Radioradicale.it. Si evincono situazioni indegne di uno stato civile, rango che sottintende la caparbia tendenza di ciascun cittadino italiano a ritenersene parte, ma pretesa che vacilla quotidianamente ora per un motivo, ora per l’altro. Il problema fondamentale nelle carceri è il sovraffollamento. Ci sono 67 mila detenuti per 45 mila posti disponibili. Il dato macro si traduce nella presenza nella stessa cella di otto detenuti invece di quattro, o di tredici al posto di 6. Per non parlare delle condizioni igieniche spesso meno che precarie, di assistenza medica e psicologica al limite, di tempi burocratici insostenibili nel dare risposte a esigenze spesso improcrastinabili. Tutto porta a condizioni che rendono inapplicato, per manifesta inazione, il 27 Cost. : Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato”. Condizione preliminare per dare un senso alle prescrizioni costituzionali sarebbe riequilibrare il dato abitativo nelle carceri. La risposta della politica è da tempo del tutto insufficiente. Alle  illusorie promesse di “riforma epocale” di Angelino Alfano basato sul ritorno alla performance edificatoria penitenziaria, ha fatto riscontro una più salutare iniezione di realismo da parte del ministro tecnico Severino che è partito dalla constatazione “Il carcere è tortura”, ma che appare anche essa risucchiata negli aleatori discorsi su intercettazioni, responsabilità civile dei giudici, corruzione privata e pubblica. Soldi per costruire nuove carceri non ce ne sono. Ma neanche servono. Ci sono in Italia 40 strutture carcerarie finite, collaudate e mai utilizzate. Polidoro ha ricordato come esempio notorio quella di Arghillà vicino Reggio Calabria. Più utili strumenti legislativi come indulto e amnistia, solo si riuscisse a sottrarre il tema dalle speculazioni politiche e dalle semplificazioni sensazionaliste di certa informazione.

Per i giudici di sorveglianza, cui spettano decisioni difficili nel periodo di detenzione, è intervenuta Gabriella Reillo sulle misure alternative di detenzione, quelle attuate e quelle auspicabili.

Angela Paravati è la direttrice dello istituto penitenziario di Siano, interessato, secondo la relazione inaugurale del presidente della Corte d’Appello di Catanzaro Gianfranco Migliaccio, da un sovraffollamento del 173% con i suoi 500 e passa detenuti. Paravati non nega l’esistenza di situazioni difficili, ma si dissocia dall’equazione sovraffollamento = suicidio. Muove una critica alle denunce fini a se stesse, ma concede che sia comunque utile parlare della questione, non fosse altro per insistere nel tentativo di far considerare il carcere come una istituzione cittadine, al pari della scuola e dell’ospedale.

Le risposte della somministrazione e della amministrazione  della giustizia appaiono molto sulla difensiva. Forse perché da difendere sul tema carceri c’è veramente poco.

L’appello Fate presto di “Il carcere possibile”,  mutuato dal titolo del Mattino all’indomani del terremoto dell’Irpinia, indica urgenza e riguarda non solo gli avvocati, i giudici, l’amministrazione penitenziaria, i detenuti e le loro famiglie. C’è molta ipocrisia in giro sull’argomento, e non sarebbe male se a diradarne le nebbie contribuissimo tutti, ognuno per la sua parte.

Raffaele Nisticò

® riproduzione riservata

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...