Peccati di Goletta

 

 Sappiate bene questo: se il padrone di casa sapesse a che ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa.(Luca 12,39). Ovvero: la fogna si rompe quando meno te lo aspetti

Mattina del 23 agosto. Mare di Pizzo, Tirreno calabrese. Dicono che sia il giorno più caldo dell’estate. Di sicuro è il giorno in cui il mare puzza più di sempre. Al porticciolo dicono che si è rotta la fogna. Sono due mattine che è così: un’ora di panico e poi la cosa sembra placarsi. Ma intanto la macchia oleosa si espande per tutto lo specchio d’acqua che dall’Angitola arriva a Vibo Marina. “E’ uno schifo” dicono tutti. “ Si sono mangiati tutta una stagione”. Vox populi. Un po’ diversa da quella degli albergatori della Costa del Bergamotto, che dicono che il mare è così pulito che mai come quest’anno le spiagge sono piene di turisti. Vero, falso? E chi lo sa, chi lo può dire.

Sono quelle cose su cui è lecito avere una opinione personale e poterla suffragare con dati obiettivi. Goletta Verde ha pubblicato i suoi dati, terribili per il sistema mare calabrese. L’Arpa della Calabria dice tutt’altro, dando ragione allo sfogo pulitista del presidente Scopelliti che per fare vedere quant’è bello il mare calabrese si è fatto paparazzare a Tropea sul far di ferragosto abbronzantissimo ma non quanto il suo vice di partito Antonio Gentile. Un po’ come Alemanno all’epoca ministro dell’agricoltura che in piena aviaria per far veder che il pollo italiano anche se non ruspante è finanche commestibile ne agguantò un cosciotto e lo sbranò in men che non si dica e per di più a favore di telecamera.

Il mare, gioia e delizia del governante calabrese medio. Fece la fortuna a posteriori di Michele Traversa che da assessore al turismo si dedicò anima e corpo al Mediterraneo da bere e da amare, che ancora i suoi poster tappezzano molti uffici regionali e come le bottiglie dell’acqua purissima che fa benissimo ci vogliono duecento anni per farle scomparire.

Fu la croce di Agazio Loiero che in piena crisi esistenziale non trovò di meglio che scrivere una lettera di scuse per la caporetto del mare calabrese al turista ignoto e la mandò al Corriere della Sera che quelli di via Solferino non aspettavano altro e ancora non ci credono di tanto ben di dio, per di più senza dover pagare la trasferta al Gian Antonio Stella il rubicondo.

Adesso c’è la storia di Legambiente e di Scopelliti. E cosa ci vogliamo fare, sarebbe bello potersi scegliere la Lega che più aggrada.

Quelli di Goletta sembrano farlo apposta. E se fossero capitati qui proprio in una giornata come quelle del 23 agosto a Pizzo? Secondo i “cristallisti”, quelli delle acque cristalline, invece si mettono alla foce dei fiumi e prelevano.

Che poi uno che non conosce i luoghi pensa a chissà quale estuario, tipo il Mississippi oppure il Delta del Po. Qui è solo un Po’. Poco poco. Se sono fiumare neanche c’è acqua. Se c’è appena un rivolo vengono classificati come fiumi, un po’ per la magniloquenza tipica del calabrese burocrate, un po’ perché così ci si può inventare l’autorità di bacino. Regalo l’idea al migliore acquirente. Una poltrona in più, con il vantaggio che con questa ci si può allenare all’hoola hop.

Questo per limitarsi alla superficie. Perché se dopo aver fatto il corso con le bombole ci si immerge di qualche metro non ne parliamo. I bronzi e le teste di leone te li tirano dietro, comprese le patacche e i radiatori che per tirarli su sono dovuti intervenire i carabinieri subacquei da Messina come i Ris e il comandante del nucleo tutela patrimonio artistico Giovinazzo dai cui gesti alla risalita dopo l’immersione tutti avevano capito che si trattava di una grande cosa e invece era solo infoiato nero perché avevano scomodato lui quando sarebbe bastato l’appuntato elettrauto.

La verità è che il mare calabrese è un pozzo senza fondo, soprattutto per chi esagera tutto e sempre. Magari sotto sotto c’è pure il petrolio. Potrebbe essere una spiegazione al mistero delle bollicine che talvolta ci sono, talaltra no.  Dalle pale alle trivelle il passo è breve. Per fortuna che l’Ispra ha certificato che la radioattività del fiume Oliva non c’entra niente con l’insabbiamento della Jolly Rosso. SI può tornare alla doc. Subspecie evo. Extra vergine Oliva.

Raffaele Nisticò

® riproduzione riservata

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