Spending ovation per Monti

Più si avvicina il tempo delle elezioni politiche e quindi del passaggio di mano da un governo tecnico a uno politico, e più si fa insistente il diniego di Mario Monti a ogni ipotesi di prosieguo della sua breve ma intensa esperienza di presidente del Consiglio. Nel contempo, non so se ci avete fatto caso, quanto più insiste sul carattere episodico della sua permanenza a Palazzo Chigi, tanto più il Professore non perde occasione per allargare i suoi interventi a caratteri sempre più generali che di tecnico hanno veramente poco e che viceversa rientrano nel più ampio spettro degli interessi politici di rango, diciamo così, elevato. Per intenderci, non di politica da bottega, tipo come faremo a eleggere i prossimi parlamentari e con quale maggioranza, bensì temi alti, come la lotta a tutti i populismi revenienti in Europa. Roba non da politicante, ma da statista.

Non materia per un pallido Alfano o per un grigio Bersani, ma per un intemerato Adenauer o  un redivivo De Gasperi. Il quale ultimo era del resto entrato a fare parte delle sue citazioni da deus ex cathreda quando alcuni mesi or sono declinò la famosa differenza degasperiana tra il politico che guarda agli interessi di oggi e lo statista che allunga l’inclito sguardo alle future generazioni. Resta pertanto da stabilire se il Professore c’è o ci fa. Se cioè il suo esibito disincanto rispetto a una possibile riconferma sia sincero oppure faccia parte di una strategia dell’attesa che, naturalmente, più dura e più si fa consistente e coinvolgente. Perché, a detta di tutti, la politica è una brutta malattia. Una volta contratta difficile che passi con il riposo a letto e una convalescenza sulle panchine del parco. Si tratterebbe, in tal caso, di concepire una qualche forma di passaggio da una dichiarata neutralità di schieramento a una collocazione di parte. Perché appare indubbio il fatto che per potere proseguire nella esperienza di capo di governo Monti dovrebbe scendere nell’agone elettorale. Considerato che non ci sono i tempi tecnici per creare un nuovo movimento Monti dovrebbe entrare a fare parte, magari con l’invalsa etichetta di “indipendente” – do you remember gli indipendenti di sinistra, che poi erano più a sinistra degli iscritti al pci – in qualcosa di già esistente o di appositamente acconciato. I sospetti naturalmente vanno diritti verso il rinnovato slancio promontiano di Casini, che intanto ha provveduto a togliere il suo nome dal brand scudocrociato per inserirne il patriottico e onnicomprensivo Italia. Se ciò fosse confermato dai fatti, il che comporterebbe anche una notevole convulsione nel rapido succedersi degli avvenimenti, molti baby boomers, che poi sarebbe la generazione che era adolescente nel 68, dovranno rinunciare al vecchio desiderio di non morire democristiani. Infatti, a sentire le sirene sondagiste, Monti riscuote un apprezzamento personale che va al di là delle fortune del suo governo tecnico. Beata la casa politica che dovrebbe accoglierlo. Tutti in piedi avanza Monti. E’ una spending ovation.

Raffaele Nisticò  

® riproduzione riservata

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