Piero Mascitti. Una affollata intervista su Mimmo Rotella, l’arte e il cinema

pubblicato su calabriaonweb.it  il 9 settembre 2013

Piero Mascitti (catanzarese di stanza a Milano)  è il consigliere delegato della Fondazione Rotella costituita nel 2000 per volontà del grande artista, geniale iniziatore del décollage, dell’epistaltismo e di molte altre cose.

Piero Mascitti

Mascitti, oltre che esperto d’arte contemporanea, per pura passione è diventato anche uomo di cinema, scrivendo soggetti per film. In particolare, ha collaborato con Mimmo Calopresti, di cui è carissimo amico, dopo averlo conosciuto nel 2004 sul set del film su Rotella, “L’ora della lucertola”. Anche di  Mascitti sono i soggetti di “La fabbrica di tedeschi”, del 2008, un film sulla fabbrica torinese della Thyssen Kroup teatro della morte di 7 operai , e di “La maglietta rossa”, del 2009, in cui si racconta della cromatica e simbolica sfida alla dittatura di Pinochet in occasione della finale cilena di Coppa Davis del 1976.

Mascitti, questo premio della Fondazione Rotella alla 70ma Mostra dell’Arte cinematografica di Venezia?

Il premio è stata una mia idea, condivisa dal maestro, che era un assiduo frequentatore della rassegna internazionale, oltre che amante del cinema. Il premio è nato nel 2001, e siamo pertanto giunti alla 13ma edizione. Hanno già vinto autori come Takeishi Kitano, Peter Greenaway, Shirin Neshat, e, ultimo, il nostro Amelio.

Quale è stato il nesso tra l’assegnazione del premio ad Amelio, il suo film L’intrepido e il mondo dell’arte?

La motivazione del riconoscimento che ha letto Calopresti, tra i promotori della Fondazione, è molto bella, soprattutto nel passeggio che dice: “Gianni Amelio merita il Premio Rotella perché è un grande artista da sempre impegnato a fare film che raccontano non solo com’è’ il mondo, ma come dovrebbe essere, come dovrebbe diventare e cambiare per far diventare tutti noi essere umani migliori. I grandi artisti lavorano per noi, soffrono al nostro posto, sperimentano la vita in continuazione. In tutti i suoi film, Amelio non si dimentica mai degli altri, di quelli fragili e inadeguati, dei più piccoli.

Il rapporto tra Rotella e il cinema era particolarmente stretto, e, per molti versi, felicemente fecondo…

Mimmo Rotella

Rotella ha sempre amato il cinema. Quando era giovane, ancora prima di iniziare con il décollage, fu chiamato a Cinecittà per lavorare sulla scenografia di un film su Cleopatra,  dipingeva i fondali di quei filmoni  in cartapesta.Proprio l’anno scorso, abbiamo ricordato la famosa mostra  di Parigi del 1962, intitolata Cinecittà,  in cui per la prima volta usava  i manifesti del cinema, con l immagini strappate di  Marilyn Monroe, oppure di  “Europa di notte” di Blasetti che adesso è al Mumok (Museum moderner kunst) di Vienna, uno di più importanti musei europei. La mostra si tenne alla famosa Galerie J che è la galleria di Jeannine de Goldschmidt moglie di Pierre Restany. Ne è stato pubblicato, proprio l’anno scorso, anche un libro, prima in francese, poi in italiano (Mimmo Rotella e la Galerie J).

Ho letto che il primo approccio predittivo al cinema fu l’incontro casuale con un pittore catanzarese che eseguiva i manifesti per i film…

Lui ha raccontato, proprio nel ’62 in occasione di  Cinecittà,  che gli era venuto in mente di coniugare l’arte con il cinema praticamente quando vide alla Villa Trieste di Catanzaro un pittore chiamato Migliaccio, che dipingeva i soggetti per il cinema, perché all’epoca si faceva così.

Questi ricordi d’infanzia…Anche Amelio, parlando della genesi del film, afferma che il titolo gli è stato suggerito dai trascorsi della sua fanciullezza quando aspettava l’uscita in edicola del nuovo numero del settimanale a fumetti allora cult  tra i giovanissimi. C’è un comune bacino di ricordi d’infanzia nel quale pescano arti figurative e cinema.

Ma in seguito, Amelio, per i suoi scritti di cinema (Il vizio del cinema, Einaudi, 2004), ci chiese di mettere in copertina, ancora Rotella era in vita, una delle Marilyn. Effettivamente uscì così, e così è ancora in circolazione…

Quella immagine di Marilyn è diventata  un’icona internazionale, insieme ai famosi multipli di Warhol.

La Marilyn di Rotella fu esposta nel ’66 alla Sidney Janis Gallery di New York, che allora era un monumento dell’arte moderna, cui si ispirò addirittura Leo Castelli, l’indiscusso re dei galleristi. Era in programma un omaggio postumo a Marilyn Monroe e Rotella espose la sua opera accanto a quella di Andy Warhol.

D’altre parte, il cinema è stato fondamentale proprio come inizio della produzione artistica più matura di Rotella. E’ lui stesso a parlare di una “intuizione zen” che lo mise in condizione di procedere ai fatidici strappi.

Rotella è stato, in un certo senso, molto fortunato. Quando nel ’53 ritorna da Kansas C|ity, a Roma va ad abitare vicino a Piazza del Popolo, a casa della mamma di Dario Argento, che tra l’altro è la figlia di Luxardo, il famoso fotografo. Ci sono stato anch’io  con lui un giorno. Rotella esce da casa, vede questi manifesti molto belli, colorati, decide di strapparli, li porta in studio e ne fa, all’inizio quadri materici, astratti, che fissava, nei “Retro d’affiches” con del vinavil, così, semplicemente, come ho potuto constatare personalmente. Poi Rotella è molto fortunato perché non solo ama il cinema, ma il cinema ama lui. Ricordo, nel 2003, eravamo a Venezia, c’era una mostra su Marilyn Monroe, si avvicina Fabrizio Lombardo, che era il vice presidente della Miramax, che gli parla di un signore americano che vuole vederlo. Quel signore è Johnny Depp, che dichiara da subito: “sono un suo grande ammiratore”. E Rotella ribatte: “Lo so, perché quando lei è stato fidanzato con Vanessa Paradise, tramite un gallerista francese ho realizzato un’opera con i manifesti dei suoi film. Non solo Johnny Depp amava Rotella, ma anche tutto il cinema italiano. Fellini stesso…

Corrisponde al vero la circostanza che il personaggio di Alberto Sordi di “Un americano a Roma” era la caricatura autoindotta dallo stesso Rotella?

Piero Mascitti e Mimmo Rotella

Quando ritornò dagli Stati Uniti, per spavalderia e anticonformismo, forzava volutamente i tratti dell’americano eccentrico, e diceva sempre frasi come“Kansas City”, e anche“Come dite voi, in italiano?”.  Era amico di Lucio Fulci, il soggettista di Steno, papà dei Vanzina.  Da lì il passo fu breve. Steno filmò “L’Americano a Roma”, episodio del collettaneo “Un giorno in pretura”, del ’53. Sì, è tutto vero…

Adesso parliamo un po’ di arte. Come va Rotella nel grande mercato internazionale?

Recentemente, Rotella è stato acquisito dai più grandi musei del mondo, come il Guggenehim di New York, la Tate Modern di Londra, la Menil Collection a Houston. A Basilea ha comprato un quadro Howard Rachofsky, come lui stesso ha detto in un recente intervista a Bloomberg. E’ il più grande collezionista di arte italiana al mondo, ha un museo di 18 mila metri quadri, la Rachofsky House. E’ il terzo Rotella che compra,  lui , un hedge founder tra i primi 100 al mondo, che ha donato 300 milioni di dollari a un museo di Dallas.

In Italia le collezioni più fornite di Rotella sono a Milano.

Sì, c’è Marconi, poi un paio di professionisti importanti… poi Milano è la sede della Fondazione Rotella.

Di recente a Milano è stato costituita, da Inna  e Aghnessa Rotella, le eredi, moglie e figlia, il Mimmo Rotella Institute.

Sì, per dare l’incarico a Germano Celant, d’accordo con la Fondazione, presieduta da Rocco Guglielmo, della stesura del Catalogo ragionato delle opere. Ricordo che Celant, uno di massimi critici di arte contemporanea, ha già pubblicato, per la Fondazione, un grosso volume sul maestro e la sua opera.

Come sta la Fondazione, a tredici anni dalla sua costituzione?

a sin. Steve Della Casa, Mimmo Calopresti, Piero Mascitti, Luca Bigazzi, Alessandro Russo

Procede bene, assolvendo con dovizia e passione ai compiti per i quali è stata istituita. Conservare e promuovere l’opera di Rotella, in Italia e nel mondo. In questo senso, molteplici sono le iniziative che abbiamo portato avanti nel corso della passata stagione. L’ultima è appunto il premio a Venezia, dove il presidente di giuria è stato Mimmo Calopresti, fortemente voluto da Rocco Guglielmo, con il quale ho un bellissimo rapporto. Ha ritirato il premio il direttore della fotografia de “L’intrepido”, Luca Bigazzi, che è personaggio molto importante, ha lavorato in grandi film, con Amelio, e poi con Francesca Archibugi, Mario Martone, Ciprì e Maresco, Paolo Sorrentino, non ha ancora avuto l’Oscar, ma sicuramente lo merita.

A proposito, le solite polemiche di retroguardia hanno riguardato l’assenza di esponenti della politica o della cultura catanzaresi in occasione dell’assegnazione del Premio. Cosa ne dice Mascitti, dal suo angolo visuale milanese?

Ma no, c’è una associazione culturale di Cosenza, la Trapobana, che ci ha dato una mano, come sempre, d’altronde. E’ stato più increscioso, piuttosto, se mi posso permettere, che in occasione dei funerali di Rotella a Catanzaro, nel 2006, ci fossero poche persone.
In ogni caso, Rotella è come Mattia Preti, non è che lo si può relegare aTaverna, perché è nato lì. Rotella appartiene al mondo; in Calabria, non solo Catanzaro lo ha onorato con mostre e riconoscimenti… Reggio gli ha organizzato mostre, a Cosenza il grande collezionista Bilotti gli ha commissionato “Il lupo della Sila”,una scultura meravigliosa che è su Corso Mazzini, che i cosentini sentono come  loro simbolo. Catanzaro, sì, gli ha dedicato la grande mostra del 1999 al San Giovanni, poi è stata aperta la Casa della memoria,  però è rimasta solo nelle intenzioni la commissione di una grande aquila, che pure era nei programmi dell’artista. E sulla sistemazione della tomba, su cui qualcuno recentemente ha provveduto a sollecitare, mi è stato chiesto un parere tempo fa. Ho risposto che si dovrebbe impegnare un artista contemporaneo internazionale della sua cerchia di amicizie, che so, Christo per esempio. Altro non avrebbe senso. Per tornare all’arte, e magari spiccare il volo, probabilmente la cosa pubblica più bella di Rotella in Calabria è l’Ikarus, il décollage su lamiera con sovrapittura che c’è al terminal della Sacal a Lamezia Terme. Quando Massimo D’Alema l’ha visto, ne ha voluto un copia per la sua omonima barca che va a vela.

Grazie per l’intervista, Mascitti, densa di riferimenti a fatti e persone, e auguri per la Fondazione. Per la cronaca: D’Alema ha intanto provveduto a vendere Ikarus II, per esigenze di bilancio. L’Ikarus  di Rotella al terminal, per il momento, rimane lì.

Raffaele Nisticò

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