Bregantini, un raggio di luce nel giardino della Locride

Un libro di Mario Casaburi

La missione locridea di monsignor Bregantini

Casaburi-Bregantini

 

L’ultimo intervento di monsignor Giancarlo Maria Bregantini sulla Calabria è in coda a un libro di Annachiara Valle, edito dalla San Paolo, dal titolo esplicito e inquietante di “Santa Malavita Organizzata”, che tratta delle sovrapposizioni tra luoghi di fede e uomini di malaffare e viceversa.  L’ex vescovo di Locri è preoccupato: nella postfazione scrive che la ‘ndrangheta non è “facile da estirpare. Anzi. Sempre rinasce, sempre è un lupo in agguato. Sempre riprende, se non vigiliamo, le antiche posizioni che con fatica abbiamo vittoriosamente conquistato”. Si potrebbe dire essere “destino”, per chi, a ragione o a torto, è stato per lungo tempo “vescovo antindrangheta” per antonomasia, essere chiamato a esprimersi su questi temi. Sennonché, dopo aver letto l’ultimo libro di Mario Casaburi Giancarlo Maria Brigantini – una luce nel giardino della Locride (Editoriale progetto 2000, 2013, pag.128, € 10,00), sovviene che la parola destino è proprio la prima che l’attuale arcivescovo di Campobasso avrebbe voluto eliminare dal frasario dei calabresi tutti. Secondo Bregantini il destino “è il nemico per eccellenza e si manifesta in rassegnazione, disistima, poca capacità aggregativa, fatica a progettare il futuro, difficoltà a darsi scadenze, propensione a lasciare la propria terra… Il veleno del destino e della rassegnazione si vince con il progetto… Ecco i due obiettivi: una forte progettualità e un profondo impegno alla comunione”. Che poi sono, in fondo, le due sponde tra cui si dipana la sua navigazione in terra calabrese, tra un forte impegno pastorale e una intensa attività di catalizzatore di energie positive.

Casaburi nel raccontare con puntualità, rigore e partecipazione gli anni che vanno dall’arrivo a Crotone del giovane Stimmatino nel 1976 alla partenza per Campobasso da arcivescovo nel 2007, non enfatizza il lavoro “civile” di ispiratore di cooperative di Bregantini più di quanto segua con precisione l’evolversi della sua missione di pastore della comunità ecclesiale. Casaburi lo fa con garbo e con leggerezza, preferendo fungere da raccordo tra le varie fasi, fornendo ampi stralci della produzione editoriale del vescovo, tra lettere pastorali, saggi veri e propri e documenti delle Commissioni episcopali sui temi del lavoro, prima regionali e poi nazionali, di cui diventa presto presidente. Bellissimi i titoli delle lettere ai fedeli da vescovo di Locri, quasi un contraltare religioso dei titoli laici del Montalbano di Camilleri, con la congiunzione di due elementi fortemente evocativi del programma comunitario da portare avanti nell’anno pastorale a venire: Il vento e la vela (1997-1998); Il lievito e il pane (1998-1999); La chiave e la porta (1999-2000). Un lavoro anche culturale, preparatorio al pieno maturare della esaltante esperienza che, partendo dalle suggestioni del Progetto Policoro, dopo la nascita della Cooperativa del Bonamico nel 1995 trova piena e matura espressione nella costituzione del Progetto Goel del 2003, che, anche nei numeri e nella rete di relazioni che riesce ad attivare in tutta Italia, rende conto della risonanza nazionale che l’esperimento di Bregantini e dei giovani soci delle cooperative della Locride riescono a catturare. Con una attenzione mai vista prima da parte dei media nazionali e delle migliori firme del giornalismo, delle quali Casaburi offre una ampia scelta (Biagi Stella, Rizzo, Imarisio, Merlo, Martirano, Zavattaro, Valenti, Bolzoni). Diventano quasi luoghi comuni i lamponi che crescono a Natale lungo il Bonamico e il ritardo ciclopico nel rilascio dei certificati antimafia per parentele sospette e inevitabili dei giovani soci in piccole comunità come Platì e San Luca.

In tutto questo lavorio, la ‘ndrangheta è certo presente, guardinga, indispettita e presto, prestissimo operosa, come già suggeriva il finto pacco bomba fatto trovare in occasione della prima uscita pubblica del nuovo vescovo a Gerace nel 1994, grazioso preavviso ai naviganti. Il libro di Casaburi ricostruisce il duro scontro tra il vescovo trentino e la mafia, le mafiosità e le massonerie cresciute e moltiplicate non solo negli affiliati ma anche nei modi di vivere, di reagire e di rispondere alle avversità di tante famiglie e dei loro giovani. Passando per le denunce verbali, l’allontanamento dalle cresime e le scomuniche per ‘ndranghetisti conclamati e loro fiancheggiatori. Arriveranno i tempi tristi del delitto Fortugno, dei boicottaggi e i danneggiamenti alle serre, del clima pesante che sembra infittirsi intorno a Bregantini, Sarà questa la chiave con cui una opinione pubblica sconcertata e smarrita apprende la decisione della Conferenza episcopale italiana di promuovere e trasferire Giancarlo Maria Bregantini alla arcidiocesi di Bojano –Campobasso. Bregantini, come ha sempre fatto, ubbidisce. Non tornerà pubblicamente su questa decisione, mentre dalla presidenza della commissione Cei problemi sociali e lavoro, giustizia, pace e salvaguardia del creato, licenzia nel 2011 il libro Il nostro Sud in un Paese solidale, condensato della Dottrina sociale della Chiesa applicata al Mezzogiorno italiano. Alla diocesi di Locri, successore di Bregantini, è andato Giuseppe Fiorini Morosini. Anche per lui, nel 2013, una promozione e un trasferimento, arcivescovo a Reggio Calabria. La diocesi di Locri, ricaduta in un cono d’ombra, è attualmente vacante.

Chi vuole avere una sintesi efficace, esaustiva e documentata sul quasi quindicennio locrideo di Giancarlo Maria Bregantini non può prescindere da questo ottimo lavoro di Mario Casaburi, storico di vaglia, non nuovo a opere di corretta divulgazione, che amano partire dagli antecedenti per giungere gli sviluppi ultimi. Ricordiamo tra le più recenti Per una storia della Calabria contemporanea. Da Melissa a Locri (Cittàcalabriaedizioni 2006) e Borghesia mafiosa. La ‘ndrangheta dalle origini ai giorni nostri (Dedalo 2010).

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