Chi lascia l’ospedale vecchio per il nuovo…

 Catanzaro, Circolo Placanica, mercoledì 12 marzo 2014, pomeriggio                                                                                                         

Al Placanica è di scena la sanitàE’ bene parlare di morte per esorcizzarla, e mantenerne le giuste distanze. Con lo stesso intento, presumo, si è portati a tanto discettare di sanità, di ospedale, di posti letto, di acuti e lungo degenti, e tutto l’armamentario declamatorio di cui tutti siamo inevitabilmente capaci. Anche il Circolo Placanica cavalca l’onda, direi ineluttabilmente, non solo perchè il suo presidente è valente medico ospedaliero, e molti dei soci vestono o hanno vestito camici bianchi e mascherine verdi. E’ il binomio medicina-cultura, piuttosto, a porgere sostanza a un legame molto forte, pressoché indissolubile nella tradizione occidentale. La serata, poi, pur programmata con largo anticipo, si è potuta vestire di stretta attualità per via della notizia riportata al mattino con grande evidenza sul più diffuso giornale cittadino: sarebbe ormai cosa fatta la costituzione di una unica Azienda ospedaliera universitaria, che riunirebbe competenze e funzioni del Pugliese Ciaccio e del Policlinico Mater Domini, e che sfrutterebbe, per arrivare a soddisfare il numero necessario di posti letto, la capienza, sinora sottaciuta, delle corsie universitarie. L’accordo sarebbe giá stato raggiunto tra il presidente della giunta regionale e commissario al piano di rientro dal debito sanitario Giuseppe Scopelliti e il rettore della Magna Graecia Aldo Quattrone. Si avvicina la riunione fondamentale del Tavolo Massicci, datata 4 aprile, quando la Regione deve dare una fisionomia definitiva alla rete ospedaliera calabrese, in cui la maglia catanzarese, in cui coesistono ben 4 direzioni generali, deve trovare una sua dimensione accettabile ai rigoristi del taglio aziendale. E’ quindi venuto il tempo di stringere, a scapito di qualche passaggio burocratico e istituzionale di troppo. Infatti nessuno sa niente della cosa,che sembra viceversa fatta. Secondo Lino Puzzonia, già medico ospedaliero e dirigente aziendale, neanche la direzione generale del Pugliese sa nulla. E mentre le relazioni tra Scopelliti e Quattrone raggiungono l’acme della concordia, come comprovato dalla recente nomina del nuovo dg della Mater Domini, la politica catanzarese sembra svegliarsi dal lungo sonno. Se la nuova azienda può alloggiare nel Policlinico, non c’è ragione di costruire il nuovo ospedale, che, dei quattro programmati è l’unico a rimanere nelle nebbie del futuribile. Protesta Abramo, il sindaco, che in una nota definisce irrinunciabile per Catanzaro la costruzione del nuovo ospedale. Insomma, il nodo del rapporto mai lineare tra ospedale e università torna in tutta la sua ruvida evidenza. Rapporto, come ricordato nella serata al Placanica, nato bene e cresciuto male. La facoltà di medicina non sarebbe mai nata se non ci fosse stato l’apporto deciso dei medici dell’ospedale, se, per esempio, le prime lezioni non si fossero tenute nella biblioteca all’ultimo piano del Pugliese. Da quei tempi eroici, metà degli anni settanta, molte cose sono cambiate. Il nuovo, la facoltà, ha fatto passi da gigante. Il vecchio, l’ospedale, è in affanno. Eppure, è l’unica struttura capace di dare ancora una parvenza adeguata di risposta clinica ai trentamila e passa ricoveri che effettua ogni anno. Si vive in una sorta di schizofrenia. Si disegna una nuova struttura ospedaliera a Germaneto, eppure milioni di euro continuano a essere spesi, necessariamente, per mettere a norma il vecchio Pugliese e per dotare il reparto oncologico del Ciaccio di nuove e modernissime attrezzature. Sarebbe il caso che la politica cittadina, quella vera se così si può dire – se ne è rimasta traccia – decidesse di tornare a dare ragione di sé. Ci sono cose che solo la politica può fare e non deve demandare ad altra consuetudine civile. Come ha giustamente detto l’altro relatore al Placanica, Andrea Giglio, anch’egli medico di lunga  e riconosciuta esperienza, ci sono funzioni che sono proprie dell’ospedale e funzioni proprie della facoltà. Benissimo una loro integrazione, ma si decida subito. Valutando l’impatto che lo spostamento a Germaneto anche dell’ospedale avrà sul tessuto economico cittadino. Ci pensi su anche il sindaco,  convinto della ininfluenza economica delle traslocazioni dal centro a Germaneto, come ha sostenuto a proposito della Cittadella regionale. La medicina, e la sanità, non si esaurisce nell’ospedale. Giglio ha sottolineato come nei prossimi anni assumerà sempre maggiore importanza la medicina territoriale, quella di competenza dell’Asp, per intenderci. Le patologie tendono a spostarsi sempre più verso la cronicità e la degenerazione, mentre i pazienti, sempre più anziani, presenteranno quadri clinici complessi e plurali. C’è da applicare ingegno e fantasia nella costruzione di un sanità nuova  e rispondente ai tempi. Non dimenticando che è un diritto fondamentale del cittadino essere curato bene e dovunque. Come tale non soggetto a ticket.

 

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