L’utopia politica di Franco Cimino

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Guglielmo Hotel, Catanzaro, giovedì 13 marzo 2014

Franco Cimino ha fatto il miracolo. E’ riuscito a riempire la sala del Guglielmo Hotel di Catanzaro nel presentare il suo libro – L’utopia della politica, cittàcalabriaedizioni, 2013, pag 248, € 15 -. Per il miracolo forse lo ha aiutato la presenza contemporanea di due arcivescovi, il corrente e l’emerito. Ma certamente fattore propulsivo è stato avere invitato Pierferdinando Casini, per via di una lunga amicizia che risale ai tempi felici del movimento giovanile della Dc. E anche, per via di un certo clamore mediatico riflesso, aver fatto partecipare il direttore del Quotidiano della Calabria, giornale sul quale sono apparsi gli interventi di opinione che Cimino ha elaborato dal 2005 in poi e che ha riunito nel libro in questione. Il nostro, va detto, ama intervenire e ama scrivere. Essere riuscito a stabilire un filo diretto con la direzione del quotidiano di Castrolibero ha dato libero sfogo alle due passioni che si innestano su una attenta riflessione dei fatti che giunti alla osservazione generale attraverso i media. Cimino interviene su tutto e tutti: chiesa, papa, scuola, povertà, immigrazione, giovani, fatti di cronaca, cultura, spettacoli. E’, diciamo, un opinionista spinto. Tutto filtrato dalla intima necessità di trasferire l’impulso morale che lo muove nel terreno operativo della politica, scenario che Cimino ha conosciuto da giovanissimo e che ha calcato per tutta la vita, sempre in ambito democristiano e successivi. Arrivando anche a ricoprire responsabilità di un certo rilievo: fu segretario provinciale della DC sul finire degli anni 70, anche durante le fasi del sequestro Moro. Seguì la militanza nell’Udc, con una certa indipendenza di concezioni e approcci, defilato rispetto alle abituali manovre di potere locale, nella terra di nessuno tra la simulata ingenuità, l’austera concezione di sé e dell’agire politico e il salvifico intuito. Nel 2006 tentò di diventare il sindaco della città nella competizione più sui generis che si sia mai vista sui tre colli fino alla marina, con divisioni trasversali e fratricide tra gli schieramenti e gli stessi partiti, primo tra tutti il suo. Arrivò secondo al fotofinish sentendosi, per tutto il successivo mandato di consigliere, defraudato per cinico gioco di potere. Adesso dice, e lo ha ripetuto anche nella serata a lui dedicata, di non avercela con nessuno. Il tempo, si sa, lenisce molto anche se non tutto. Matteo Cosenza, direttore del Quotidiano, si è posta la domanda se Catanzaro meritasse un sindaco come Franco Cimino. Ma la domanda vera è un’altra: che sindaco sarebbe stato Franco Cimino? Ovvero, da sindaco avrebbe avuto comportamenti adeguati e coerenti con tutto quello che di moderato, onesto, partecipe, generoso, intelligente e disinteressato ha declamato nel suo intervento davanti a un pubblico attentissimo che lo ha lungamente applaudito, riprendendo tutti i temi e condensando tutti i sentimenti che avevano già segnato gli articoli oggetto del libro? Naturalmente a questa domanda non sappiamo né possiamo  rispondere. Solo, ci soccorre la consapevolezza dell’ordine necessario delle cose mentre ci sovviene il presentimento che sia meglio coltivare una utopica illusione che patire una ennesima cocente delusione.

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