Pino (Daniele) io (Io) e Massimo (Troisi)

                                                                                                       Quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all’ interno di una storia, da vivere in modo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché, fino a quando la storia continua, la realtà non esiste più.

Paul Auster, Follie di Brooklyn

 

pino daniele paul Auster repubblica

 

Quando incontrai Pino Daniele per la prima volta, dico da vicino e di persona, era un fresco pomeriggio di mezza primavera a Napoli. Nel 1977 frequentavo la seconda facoltà di medicina su al Vomero e, anche se ero uno studente abbastanza in regola con gli esami e mediamente ligio alla frequenza in aula, non disdegnavo di esplorare l’altro lato della mia vita, non so se più o meno oscuro rispetto al tentativo vivente di diventare un giorno medico. Questo lato meno accademico mi portava a essere una strana mescola di scrittore, filosofo e musicista senza essere in realtà nessuna di queste cose. Se allora mi fossi fermato a considerare l’inconcludenza della ridondanza le cose per me sarebbero andate diversamente da quelle che poi sono state, ma non sono qui per tediarvi su questa schifa di vita, direbbe il giovane Caulfield prima traduzione.

Quel giorno Stefano Colosimo, oggi ingegnere, allora studente con un discreto background di cantautore pop, chitarra e voce come usava, ci propose di andare nello studio di una tv privata, avanguardia ancora inusuale della moltitudine che da lì a poco sarebbe sopraggiunta. Stefano era del giro, e ci disse che si registrava l’esibizione di un giovane musicista di cui si diceva un gran bene. Era Pino Daniele, tanti capelli lunghi e neri, naso affilato, viso pienotto nonostante fosse ancora smilzo. Parlò molto poco, giusto il tempo di presentare due canzoni, titolo, accompagnatori e via. In questo sarebbe cambiato pochissimo. Non ricordo l’altra, una sicuramente era ‘Na tazzulella ‘e cafè appena composta. Ritmo, musica e parole mi fecero subito intuire che quel ragazzo avrebbe fatto strada. Era un miscuglio riuscito di immagini e sonorità fresche e nuove cantate in napoletano con sottofondo blues. Avevo già ascoltato nei pomeriggi di RadioTre il jazz progressivo di Napoli Centrale e non mi meravigliò più di tanto sapere che insieme a lui suonava gente come James Senese e Tony Esposito. Lo dissi agli altri, che annuirono senza darmi molta importanza. Ma dentro di me ero convinto di averci visto giusto, e, successivamente, ogni volta che un nuovo lp di Pino Daniele, nome e cognome, passava tra le mie mani, mi dicevo: «Te l’avevo detto, no?». Un modo come un altro per prendermi da solo in antipatia. Alla fine della registrazione Daniele si fermò un poco a parlare, gli strinsi la mano e mi congratulai. Eravamo coetanei, pochi giorni di differenza, non lo sapevo allora e l’ho scoperto solo adesso che non c’è più, dai giornali. Dopo che divenne famoso, cioè molto presto, riuscii a vederlo in concerto non ricordo più se una o due volte, sicuramente una nello stadio di Lamezia, una sera d’estate con la luna piena. Io intanto mi ero preso un anno sabatico dallo studio e facevo il dj nella radio di Catanzaro che non dico quale era per non aprire un altro capitolo glorioso. Ma il programma sì, che era bello e ancora mi riempie d’orgoglio e di rimpianti. Si chiamava Orzo Avena Mais e, nel suo genere stralunato, tra musica buona e testi originali miei, battute molto poco indimenticabili e calembour dalla stupidità oscena, era un piccolo capolavoro. Tra Renzo Arbore e Fabio Fazio, se posso permettermi due accostamenti poco lusinghieri, per loro, naturalmente.

 

Fu proprio durante una puntata di Orzo Avena Mais, nel ‘78 o ’79, forse più quest’ultimo, che ricevetti la visita, improvvisa e inaspettata, della Smorfia, ovvero di Lello Arena, Enzo Decaro e Massimo Troisi. Non chiedetemi come fossero arrivati in quel buco di radio, una stanzetta ricavata in un originario laboratorio di riparazioni radio tv in cui si accedeva attraverso una scala a chiocciola che se ancora ci penso mi si avvita la testa prima che il collo. Allora era molto più artigianale i adesso, e anche i promoter non avevano il sussiego manageriale che ostentano oggi. Magari il giorno li vedevi trasportare su un muletto un elettrodomestico da consegnare a domicilio e la sera erano impegnati nello sbigliettamento in uno dei pochi locali attrezzati a ricevere la celebrità del momento. I tre della Smorfia li avevo già visti a Non Stop, trasmissione tv che si è rotta la macchinetta e non ne fanno più. Simpatici, spontanei, allegri e bravi. Ricordo ovviamente che esaurite le presentazioni mi rivolsi ad Arena con lo scontato aggancio dello stesso nome Raffaele abbreviato in Lello e che lui mi rispose :«e che vvuoi, non si può essere perfetti … », e così via, loro a raccontare uno dopo l’altro i loro progetti e la loro storia e io a fare fatica a interrompere il flusso ininterrotto di richiami, rimbalzi e sottintesi che improvvisarono da calpestatori delle ruvide tavole del cabaret, esageriamo un po’, suvvia. Non saprei dire se Massimo Troisi avesse già assunto il profilo autonomo e più definito che poi si sarebbe ritagliato, soprattutto con i film, da Ricomincio in poi. Non mi interessa più di tanto, solo pensandoci mi fa un sacco di piacere averlo incontrato, e per di più “in casa mia”, diciamo. Ma sapete che lì dentro un giorno arrivò anche Giorgio Napolitano, proprio lui, il Presidente? Ma questa è un’altra storia. Un giorno forse la racconto.  Oggi, giorno dell’Epifania 2015, leggo su Repubblica della sorella di Massimo che li ricorda insieme, amici e complici. Mi sono commosso un poco, mi sono commosso, diciamo.

Annunci

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: