L’Agenda Maleducata del sindaco Abramo

Pubblicato il 15 maggio 2018

Fare la parafrasi di Agenda Urbana è facile e, per qualcuno, finanche divertente. Basta prendere a prestito Vasco Rossi e cantilenare: “Voglio un’Agenda Maleducata, un’agenda alla Steve Mc Queen/Voglio un’Agenda Spericolata, la voglio piena di lai”.

Più difficile è, invece, arrivare all’interpretazione autentica dell’Agenda Urbana per la città di Catanzaro 2018, il cui varo è prossimo, preceduto dalle necessarie premesse fatte di documenti preparatori, discussioni con gli interessati, modifiche varie ed eventuali. Il fatto è che quando su un piatto si mettono 32 milioni di euro (per la precisione 32.800.000) e sull’altro le attese, la bilancia pende sempre dalla parte di queste ultime che, al contrario dei primi, non finiscono mai.                                                                                                                                                  Se a questo aggiungiamo le enfasi declamatorie dovute all’accesso di entusiasmo (per esempio la prima uscita pubblica sull’argomento del sindaco Abramo che, a

marzo in biblioteca comunale, nell’incontro con il partenariato sociale ed economico, aveva messo più carne al fuoco di quanto la piastra consentisse) e il consueto pressapochismo dell’informazione corrente che si limita a riportare quanto passa il convento delle veline ufficiali (nessuno che vada ad allargare le interlinee dei documenti di sintesi, dove speso quanto non c’è scritto vale più di quanto riportato), ecco che i fraintendimenti superano le corrispondenze, e gli equivoci hanno la meglio sulla nuda concretezza dei fatti.

Nell’incontro pubblico tenuto alla Camera di commercio nella sera del 14 maggio ’18 un piccolo esercito di coraggiosi fanti oratori marciava compatto onde raggiungere la frontiera per erigere contro il nemico speculatore una civile barriera. Fronte comune: no alle demolizioni in centro storico, no a nuovo consumo di suolo, no ad agenzie private appaltatrici delle ristrutturazioni a tappeto. Terra di nessuno: un centro storico se non proprio desertificato, certamente a rischio desolazione. È andata in avanscoperta Maria Adele Teti, urbanista presidente di Italia Nostra, l’hanno arditamente seguita Pino Soriero, architetto presidente de “Il Campo”, Giuseppe Macrì architetto e Gerlando Cuffaro ingegnere presidenti dei rispettivi ordini professionali, Venturino Lazzaro presidente del circolo Placanica. Tutti hanno assicurato la loro presidenza.

Mancava l’interlocutore principale, ovvero il sindaco della città. Così come hanno disertato in massa i consiglieri comunali, tanto solerti a fare opera di cecchinaggio reciproco a mezzo social e bollettini stampa cittadini su tutte le minuzie correnti quanto restii al confronto diretto con gli elettori. Ognuno, beninteso, ha la rappresentanza che vuole e che merita. A parare l’avanzata dei combattenti per l’ambiente la sostenibilità e la rigenerazione, l’estensore di Agenda urbana, Tonino De Marco, forse l’unico ad avere letto tutto il documento non fosse altro perché lo ha scritto. Che ha prima rintuzzato il ballon d’essai di Teti sull’esistenza di una fantomatica Agenzia privata delle ristrutturazioni e poi ha delimitato il campo d’azione di Agenda. Proposito utile, perché è servito a chiarire alcune cose fondamentali. L’ambito d’azione, innanzitutto. Agenda, secondo direttive comunitarie, non può occuparsi di infrastrutture. Non può intervenire sul patrimonio edilizio privato. Non prevede alcuna demolizione né nessun intervento comportante nuova cementificazione. Di alcuni interventi entrati impropriamente nel calderone di Agenda si occupano in verità altri progetti in itinere e sui quali, se si vuole, occorre indirizzare obici, mortai e baionette. Così è per l’annunciata (dal sindaco stesso) demolizione della scuola elementare Maddalena, così è per l’intervento asfaltatore sul vecchio ospedale civile (idem come sopra). Ex conventi su cui gli epigoni delle nuove Repubbliche sembrano riuscire più distruttivi dei decreti anti ecclesiastici di Napoleone. Dell’altro punto dolente, il complesso della Stella, l’ex istituto delle verginelle, De Marco ha confermato l’interesse di Agenda per un intervento di social housing, ma occorre prima superare lo stato di incertezza giuridica che grava sulla proprietà contesa da tre diversi contendenti dei quali uno privato. Agenda urbana può incamminarsi lungo un sentiero largo ma non sconfinato e comunque tra i paletti dell’inclusione sociale, dell’iniziativa culturale giovanile e del miglioramento energetico. Sta alla coerenza dei progetti, alla validità della sponda partenariale, alla fantasia dirigenziale e alla volontà politica fare fruttare al meglio l’occasione offerta ancora una volta dalla sempre vituperata Unione europea. Agenda Urbana è solo uno strumento che da solo può suggerire un motivetto, un movimento di truppa, come la canzone del Piave. Accordato con gli altri elementi in organico, gli altri strumenti finanziari che pure attendono di essere usati, può intonare una bella Marcia trionfale. Riuscirà il direttore d’orchestra (aka il sindaco) nell’impresa?

E io che ne so.

© riproduzione riservata a meno citazione fonte

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...