È vuoto lo spiazzo del potere

Te ne accorgi nel giorno di Ferragosto, percorrendo la nuova 106 direzione Sud, appena dopo la lunga galleria che passa sotto il ventre di Santa Maria di Catanzaro, ed esci allo svincolo che porta verso ovest, verso la 280 dei Due Mari e l’A2, l’autostrada del Mediterraneo, come dicono ora, la Salerno Reggio Calabria come rammentano i vecchi incubi che, a volte, ritornano.

Sulla destra si staglia, imponente, la Cittadella della Regione. Una enorme U senza grazie, direbbero gli antichi tipografi, un mastodontico rettangolo di vetro e cemento cui hanno tolto un lato, proprio quello che si apre sullo spiazzo che nei giorni “lavoranti” è una distesa sconfinata di auto sfavillanti al sole, un multicolore patchwork di paraurti cofani e montanti, un raffazzonato campionario dell’automotive contemporaneo. Proprio per questo, oggi, a Ferragosto, la differenza salta agli occhi. È vuoto lo spiazzo del potere. Una “landa desolata”, si direbbe, se non ci fosse timore di fare accostamenti irreverenti e francamente inopportuni, vista la giornata di festa, con recenti accadimenti giudiziari. Fino ad appena un decennio fa, sotto quell’asfalto, al posto di quelle fondamenta, dormivano incappucciate dalla loro stessa bava milioni e milioni di lumache. Quelle buone da mangiare, da farci il sugo quando viene Natale. A Catanzaro, non altrove, le chiamano “vermituri”. O anche “virdeddhi”. Dipende dall’ascendenza filologica. Alle prime piogge consistenti di settembre i catanzaresi a centinaia si riversavano su quelle distese di zolle infangate, con le buste della Standa appese a un braccio e la mano libera a raccogliere il frutto della terra. Adesso, quelle lumache, o quel che rimane, dormono. Dormono sulla collina.

Chissà se qualcuno lo ebbe a dire, all’archistar Paolo Portoghesi, quando Agazio Loiero lo incaricò di procedere con il progetto che aveva già disegnato e che era stato scelto tra un qualificato novero di concorrenti addirittura nel 1996 da Pino Nisticò. Nel 2006 viene aggiudicata la gara, nel 2011, giunta Scopelliti, viene approvato il progetto esecutivo, nel 2016, a gennaio, Sergio Mattarella inaugura la ”Casa dei calabresi”. Veramente le inaugurazioni furono molteplici. Perché ognuno dei titolari di giunta voleva in qualche modo lasciarci la firma. Iniziò Agazio inaugurando l’inizio dei lavori. Una giornata indimenticabile. Non fosse altro perché aveva piovuto a dirotto. Il fango macchiava impudicamente il risvolto delle grisaglie quando i convitati riuscirono a prendere posto sotto il grande tendone messo su per l’occasione in mezzo ai campi. In conferenza stampa qualcuno – chi scrive – chiese al presidente Loiero se, accanto alle mirabilie che andava illustrando, fosse previsto un apposito spazio per raccogliere i manifestanti e i contestatori che a cadenza settimanale andavano protestando davanti alle diverse porte della giunta via via succedutesi nei decenni. Risero quasi tutti, sembrava una boutade, era una facile profezia. Basta seguire le cronache sindacali, apprendere quanto e come è occupato il piazzale intitolato oggi a san Francesco di Paola.

In verità, di proteste memorabili nei confronti dei presidenti di giunta se ne potrebbero raccontare diverse. Alcune si perdono nei ricordi della prima Repubblica, quando il presidente era eletto dai consiglieri regionali. Allora la giunta era in via Massara, ospite di un ex convento di suore, proprietà dell’episcopato. Come tutti i conventi che si rispettano, aveva un’uscita discreta sul retro, quasi segreta, misconosciuta dai più. Era proprio quella che usò diverse volte  Rosario Olivo nei giorni della sua presidenza, quando l’abbraccio dei forestali non era proprio affettuoso.
Oppure quando il buon Pasquale Senatore, allora consigliere di Alleanza Nazionale, si presentò davanti ai cancelli della giunta, sempre in via Massara, con quattro pecore per protestare contro Agazio Loiero reo di voler affossare – per fortuna –  il colossale progetto italo-israeliano di Europaradiso.

Era il 2007. Sono passati 12 anni. Due generazioni di matricole avrebbero nel frattempo conseguito due lauree in medicina. Loiero, si è ultimamente fatto risentire, con nuovi ambiziosi proponimenti. Le strade del Signore sono infinite, e qualcuna porta in viale Europa, a Germaneto.  Dove, per ritornare al discorso delle inaugurazioni e per non lasciare le cose a metà, come non ricordarne un’altra, quasi allucinante svolta poco prima delle elezioni del 2014. Erano gli ultimi giorni della giunta Scopelliti, retta pro tempore dalla vice Antonella Stasi, il titolare dimissionario per le vicende comunali reggine. La costruzione ormai ultimata, il palazzo illuminato a festa, sembrava una piccola Versailles in salsa calabrese. Schierata dietro un tavolo improvvisato tutta la giunta Stasi, a stilare consuntivi, a rivendicare meriti, tra cui l’ultimazione dei lavori, l’agognata Cittadella, il risparmio milionario corrente per gli affitti, l’accollamento immanente dei 110 milioni spesi per la sua realizzazione. Era presente anche Peppe Scopelliti. Ma, pudicamente, seduto in platea. Già nel cono d’ombra nel quale sarebbe, da lì a poco, scivolato.

Oggi, Ferragosto, lo spiazzo del potere è vuoto. Anche il palazzo, per dire il vero. A meno di qualche improbabile stakanovista. Oppure di un fotocopiatore folle, di quelli che “domani l’assessore vuole il fascicolo pronto sul tavolo”. Quel palazzo grande, smisurato, al quale Scopelliti obbligava giornalisti e seguito alla periodica ispezione di avanzamento lavori. Tra fili scoperti, scale senza barriera, impianti senza piastrelle, elmetti gialli e cazzuole al vento. Ora è tutto finito. Anche al tredicesimo piano (!). Da dove si è affacciato Mattarella con Oliverio. Il quale, presumiamo, ogni tanto rivà con il pensiero al bel ricordo. E abbraccia con lo sguardo l’amplissimo panorama che gli si apre davanti. Sulla vallata del Corace. A sinistra lo sguardo si perde sullo Ionio. A destra, i ruderi della Roccelletta sono a un tiro di schioppo.

I presidenti di Regione usano chiamarli governatori. Pessima abitudine. Potrebbe dare alla testa. Soprattutto a questa altezza. Soprattutto in questo giorno. In cui ricorre esatto il duecentocinquantesimo anniversario dalla nascita di Napoleone Bonaparte. Nato ad Ajaccio il 15 agosto 1769.Anche se ancora non abbiamo visto nessuno passeggiare per i corridoi della Cittadella con la mano destra sotto il risvolto della giacca. Ma chissà il prossimo …

Questo articolo è stato pubblicato il 15 agosto 2019 su noidicalabria.it  https://www.noidicalabria.it/quotidiano-noi-di-calabria-articoli-dettaglio.asp?ID=1691&x_IDArea=4&x_IDSubArea=0&x_IDProvincia=7

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