Pino (Daniele) io (Io) e Massimo (Troisi)

                                                                                                       Quando una persona è abbastanza fortunata da vivere all’ interno di una storia, da vivere in modo immaginario, i dolori di questo mondo svaniscono. Perché, fino a quando la storia continua, la realtà non esiste più.

Paul Auster, Follie di Brooklyn

 

pino daniele paul Auster repubblica

 

Quando incontrai Pino Daniele per la prima volta, dico da vicino e di persona, era un fresco pomeriggio di mezza primavera a Napoli. Nel 1977 frequentavo la seconda facoltà di medicina su al Vomero e, anche se ero uno studente abbastanza in regola con gli esami e mediamente ligio alla frequenza in aula, non disdegnavo di esplorare l’altro lato della mia vita, non so se più o meno oscuro rispetto al tentativo vivente di diventare un giorno medico. Questo lato meno accademico mi portava a essere una strana mescola di scrittore, filosofo e musicista senza essere in realtà nessuna di queste cose. Se allora mi fossi fermato a considerare l’inconcludenza della ridondanza le cose per me sarebbero andate diversamente da quelle che poi sono state, ma non sono qui per tediarvi su questa schifa di vita, direbbe il giovane Caulfield prima traduzione.

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