La nottata d’ uno scrutatore

La nottata d’uno scrutatore

“Le elezioni è  una cosa che dura due minuti. Uno va e vota” *

A Enrico avevano detto che era tutto facile e che non aveva nulla di che preoccuparsi. Era stato suo cugino Leonardo, che di elezioni ne aveva già fatto un paio, a farlo iscrivere alla lista del Comune come scrutatore: “Così ti guadagni qualcosina, basta che vai al seggio sabato pomeriggio, senti il presidente che ti spiega cosa fare, ti diranno di contare le schede o di scrivere i dati sul registro e poi qualcosa sulle operazioni di voto. C’è da stufarsi un poco ma poi il giorno dopo, al massimo due, vai al Comune e ti prendi 150 euro. Il difficile è farsi chiamare, però possiamo dirlo al nostro amico Fofò, che lui li conosce tutti al Comune”. Non c’era stato bisogno di dire niente all’amico Fofò, perché questa volta gli scrutatori li avevano scelti a sorteggio, e chissà per quale coincidenza, una volta tanto a Enrico gli era andata bene. Lo avevano chiamato e lui, come da invito, si era presentato in quella sezione di Lido, la solita scuola media con i muri pieni di quadretti naif opera degli studenti di anno in anno, l’altarino con la madonnina bianca e celeste con due o tre rose di plastica e un lumino sempre acceso, e la bandiera italiana pronta per le migliori occasioni.

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